Cos'è la tricoscopia e cosa vede il dermatologo

La tricoscopia è l'osservazione ingrandita del cuoio capelluto. Cosa mostra, perché cambia la diagnosi e come si usa con le foto standardizzate.

A occhio nudo un diradamento è un'impressione. In tricoscopia è un insieme di segni misurabili. È la differenza tra dire «mi sembra che ho meno capelli» e sapere quanti follicoli producono capelli sottili, quanti sono vuoti, quanti stanno ricrescendo. Per questo la tricoscopia è la base di ogni visita tricologica seria: senza, si tira a indovinare.

Lo strumento

La tricoscopia si esegue con un dermatoscopio — lo stesso strumento usato per i nei — o con una videocamera dedicata, a ingrandimenti che vanno da 10 a 70 volte e oltre. Non è invasiva, non fa male, dura pochi minuti. Le immagini si salvano e si confrontano nel tempo: è questo che la rende utile non solo per la diagnosi ma per misurare l'andamento.

In video-visita la tricoscopia si fa in due modi: con immagini scattate dal paziente seguendo istruzioni precise (utili per un primo inquadramento) oppure, quando serve una valutazione più fine, in presenza. Lo specialista lo dice chiaramente: se le immagini non bastano, la visita in studio è il passo successivo, non un'alternativa. (Sicurezza e urgenze)

Cosa mostra

Alcuni segni orientano la diagnosi più di molte parole.

  • Variabilità del diametro dei capelli. Nell'alopecia androgenetica, nella stessa area convivono capelli spessi e capelli sottili: quando la quota di capelli sottili supera una certa soglia, il segno è caratteristico. Nel telogen effluvium, invece, il diametro resta omogeneo.
  • Unità follicolari con un solo capello. Normalmente da un'apertura escono due o tre capelli; la prevalenza di unità a capello singolo indica miniaturizzazione.
  • Capelli corti in ricrescita. Molti capelli corti e appuntiti, con diametro normale, suggeriscono una fase di ricrescita dopo un effluvium.
  • Segni cutanei: punti gialli, pigmentazione, alterazioni dei vasi, squame. Ognuno ha un significato e alcuni orientano verso condizioni diverse dall'androgenetica, come forme infiammatorie o cicatriziali che richiedono un percorso specifico.
  • Aree confrontabili: vertice, zona frontale e occipitale si osservano separatamente perché nell'androgenetica la zona occipitale è tipicamente risparmiata e fa da riferimento.

Perché cambia la diagnosi

Tre uomini con «capelli che si diradano» possono avere tre quadri: un'androgenetica iniziale, un effluvium in via di risoluzione, una condizione infiammatoria. A occhio nudo sembrano simili; in tricoscopia no. E tre quadri diversi vogliono tre piani diversi. Diagnosticare senza tricoscopia è come misurare la pressione a occhio.

Tricoscopia e foto standardizzate: due strumenti, un metodo

La tricoscopia guarda i follicoli; la fotografia standardizzata guarda l'insieme. Insieme costruiscono una misura. Le foto si scattano con le stesse inquadrature (frontale, vertice, laterali), la stessa distanza, la stessa luce e la stessa pettinatura, a tempo zero e poi a 90 e 180 giorni. Nel Quadro si confrontano affiancate. È l'unico modo per dire, con onestà, se qualcosa sta cambiando.

Domande frequenti

Serve preparare i capelli prima?

Sì: lavati il giorno prima o il giorno stesso, senza prodotti, per non alterare l'osservazione. Le istruzioni arrivano prima della visita.

La tricoscopia fa male?

No. È un'osservazione ingrandita, senza contatto doloroso.

Ogni quanto si ripete?

Alla visita iniziale e ai controlli programmati, in genere a 90 e 180 giorni, per confrontare gli stessi punti.

Fonti: letteratura dermatologica sulla tricoscopia nelle alopecie non cicatriziali; Società Italiana di Tricologia. Immagine illustrativa.

A cura della redazione Virèsya · Contenuto informativo: non sostituisce il parere del medico · Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2026

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